venerdì 22 febbraio 2013

Il gusto del mandarino


Trovare pasti a base di verdure (prive di carne) nei fast food e nei ristoranti è impresa ardua se non impossibile. Vivere nella città della mortadella garantisce un'ampia scelta di locali con specialità ragù, panificati a base di strutto, sughi di selvaggina ed il meglio degli affettati disponibili a est di greenwich, ma implica una scarsissima disponibilità di cuochi capaci di sostituire l'olio al burro e la relativa pena di chi si riconosce nella via del veganesimo.
Essere veg* deve comportare un approccio particolarmente zen ed una dose di pazienza di gandhiana memoria; ma esserlo per 40 giorni, lo riconosco, corrisponde solo alla memorizzazione di ogni pasto negato in una lista di "torno tra qualche giorno".
Quando però ci si trova a dover mangiare, pranzo e cena, in ristoranti per ragioni lavorative la situazione necessita soluzioni pratiche e, dato che il digiuno non è un opzione, la scelta più azzeccata è certamente il ristorante cinese.
Il cinese... quello degli involtini primavera, il riso alla cantonese ed il pollo alle mandorle. Sono certo che ognuno di voi ci è stato almeno una volta (magari proprio con il menù appena descritto). 

E bene, evitando ognuno dei piatti appena citati (dato il contenuto di prosciutto e pollo) ed iniziando a sfogliare il menù dalla seconda pagina in poi, superato lo scoglio del menu fisso a 10 euro, ci si presentano piatti a base di soia, riso, verdure, tofu e tanti altri nomi tipici della dispensa del novello veg*.
E dovendo compilare due menu per due pasti in due ristoranti cinesi distanti 160 km l'uno dall'altro abbiamo deciso di sperimentare dal pasto semplice all'incompreso.
Ma andiamo per gradi.

Ora di pranzo: interno, giorno... Fuori nevica e la gente si muove a tentoni. 
Stasera si suona in un locale a Piacenza e data l'onnipresente pizza offerta dai gestori si punta sulla cucina cinese... La scena si svolge in un tale take-away di fiducia che, compresa la situazione, acconsente di privare gli involtini primavera della componente carne e ci consegna recipienti di alluminio con riso alle verdure, spaghetti di soia con verdure e i già citati involtini primavera alleggeriti; componente speciale: la salsa agrodolce che verrà unita ad ogni singolo piatto di questa siberiana spedizione.

Ora di cena: interno, notte (a 160 km da casa)... Fuori nevica, la gente barcolla.
Il locale dove tra poco suoneremo ha un menù che prevede solo panini al prosciutto e nelle immediate vicinanze la scelta si riduce ad un ristorante cinese di fianco al locale ed un Road House Grill 100 metri più avanti... Per chi ci conosce la scelta è tutt'altro che scontata.
Il gestore del ristorante Ginese (sull'insegna è scritto così) è particolarmente comprensivo e spiegatagli l'origine delle nostre necessità (se ci sta leggendo, ancora Xie Xie) acconsente a modificare qualche portata del nostro ordine.
I piatti che ci hanno presentato sono stati:
Involtini primavera alleggeriti atto 2°, ravioli di verdure, zuppa con bambù, tofu funghi e non-ho-capito-cos'altro, riso taiwanese alleggerito della componente gamberetti e patatine fritte (memoria di ordinazioni d'infanzia).

Nonostante la ridondanza culinaria, ci possiamo definire soddisfatti della nostra nuova esperienza "mandarina". 
E voi avreste scelto il Road House Grill? e cosa avreste ordinato??

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